Cosa sono le congiunzioni subordinanti?

Cosa sono le congiunzioni subordinanti?

Avete mai sentito parlare delle congiunzioni subordinanti? Non affrettatevi a rispondere, vi lascio qualche secondo per riflettere. Fatto? Bene! Però ve lo dico prima io: le congiunzioni subordinanti sono parole che collegano le frasi principali e le varie subordinate.

In alcuni casi, all’interno della analisi logica, la congiunzione subordinante definisce direttamente il tipo di subordinata, mentre in altri bisogna comprendere il vero nesso logico esistente tra le frasi per assegnare il valore logico alla subordinata. Ad esempio, una congiunzione subordinante dichiarativa può procedere una subordinata oggettiva, soggettiva o dichiarativa. Ecco tre frasi che rendono più comprensibile il concetto:

  • Credevo che avrebbe passato l’esame (dichiarativa).
  • Mi pare chiaro che questi documenti vanno spediti prima possibile (soggettiva).
  • Ti confermo che sono molto preoccupato per quanto accaduto (oggettiva).

Se ancora non vi è chiara la differenza, basta guardare al verbo della frase principale per comprendere se la frase subordinata è soggettiva, oggettiva e dichiarativa.

Naturalmente non esiste soltanto la congiunzione subordinante “che”; in realtà, sono tantissimi e vengono suddivise per tipologie.

Tipologie di congiunzioni subordinanti

Le congiunzioni subordinanti e le locuzioni congiuntive subordinanti (formate da più parole) sono:

  • Dichiarative (che, come): introduce una frase che spiega, illustra, chiarisce quello che è stato detto nella proposizione precedente. Esempio: “Ho capito che sei stanco”.
  • Causali (perché, siccome, poiché, dal momento che, dato che): indicano la causa per cui avviene il fatto espresso nella principale. Esempio: “Se sparito perché volevi stare un po’ da solo”.
  • Concessive (sebbene, benché, per quanto, anche se, nonostante): esprime un fatto o una situazione che si verificano nonostante ciò che viene espresso nella proposizione. Esempio: “Mi manchi anche se ci siamo visti poco fa”.
  • Finali (affinché, perché, al fine di): presuppongono una subordinata che indichi lo scopo della principale. Esempio: “Hai il mio contatto affinché tu possa contattarmi su WhatsApp”.
  • Temporali (mentre, quando, prima che, dopo che, finché, ogni volta che, appena): creano un nesso tra la principale e la subordinata in termini di tempo. Esempio: “Mentre eri via è successo un casino!”.
  • Condizionali (se, qualora, purché, a condizione che): esprime la condizione necessaria perché si possa avverare ciò che è affermato nella frase reggente. Esempio: “Se lo avessi saputo mi sarei comportato diversamente”.
  • Consecutive (cosicché, così… che…, tanto… che…, tale… che…, di modo che): esprimono la conseguenza dell’azione, del fatto o della situazione espressi dalla frase reggente. Esempio: “Mi sono divertito tanto che non volevo più tornare a case!”
  • Modali (come, quale, così, comunque): indicano il modo in cui si compie l’azione espressa dalla reggente. Esempio: “Trascorro le mie vacanze come se non dovessero mai finire”.
  • Limitative (a meno che, per quanto, salvo che): esprimono una limitazione rispetto alla reggente. Esempio: “Per quanto ne so io, il dottore non è ancora arrivato”.
  • Comparative (tanto… quanto…, così… come…, più (meno – peggio)… che…, piuttosto… che….): stabiliscono un rapporto di comparazione con ciò che è detto dalla reggente. Esempio: “Questa canzone mi è piaciuta più di quanto mi aspettassi”.
  • Interrogative e dubitative (se, come, quanto, quando, perché): servono a esplicitare una domanda, un dubbio, un quesito già presenti nella proposizione reggente sotto forma di verbo. Esempio: “Non so se tornerà fra una settimana”.
  • Avversative (mentre, quando): indicano un fatto o una situazione che si contrappone a ciò che è affermato nella proposizione reggente. Esempio: “Oggi era previsto sole, mentre invece piove”.
  • Eccettuative (tranne che, eccetto che): indicano un fatto o una circostanza che costituisce un’eccezione rispetto a ciò che è espresso dalla reggente. Esempio: “Tornerà domani, a meno che non accadano imprevisti”.
  • Esclusive (senza, senza che): mettono in evidenza un’esclusione rispetto alla reggente, indicando il mancato verificarsi del fatto o di una circostanza. Esempio: “I ladri entrarono in casa senza che nessuno se ne accorgesse”.

Lezione finita: alla prossima!

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