Si scrive “sfocato” o “sfuocato”?

Si scrive “sfocato” o “sfuocato”?

Avete problemi di vista? Il vostro smartphone non mette a fuoco l’obiettivo mentre state per scattare una foto? Bene, vuol dire che vi servono gli occhiali nel primo caso o maggiore luminosità ambientale nel secondo. Ma qual è quel termine grammaticale che di solito si utilizza in queste due occasioni?

“Sfuocato o sfocato, non ricordo”, starà dicendo la maggior parte di voi lettori affezionati. E proprio su questo dubbio espresso quasi all’unanimità che si concentrerà l’articolo odierno.

Si dice “sfocato” o “sfuocato”?

Per afferrare meglio il significato di queste due parole, ci rivolgiamo come sempre al vocabolario:

  • Sfocato – Aggettivo [derivato di fuoco]. 1. Di apparecchio fotografico, proiettore e simili, che non sia perfettamente a fuoco; più spesso, di immagine fotografica o cinematografica non nitida, dai contorni indecisi e confusi, perché ripresa o proiettata senza avere messo esattamente a fuoco l’obiettivo dell’apparecchio di presa o di proiezione. 2. In senso figurato, non ben delineato, non posto nel giusto rilievo.
  • Sfuocato – non esiste!

Non ve l’aspettavate, vero? Eppure è così. Il modo corretto per indicare una visione più o meno nitida di un oggetto è utilizzare “sfocato”. Anche se la sua origine possa essere fatta risalire alla parola fuoco, il suo significato non ha nulla a che fare con le fiamme. Invece, è molto più probabile (e logico) che il suo significato sia intimamente connesso a “focus”, che significa “concentrare l’attenzione in un determinato punto”.

Sfocato, focus e mettere a fuoco

Detto che sfocato è la forma esatta da utilizzare, vediamo di capire perché focus e fuoco tendono ad accavallarsi spesso. In effetti, a pensarci bene, l’espressione “mettere a fuoco” viene tradotta in “focalizzare” che, nel caso di sfocato, assume il significato di “non essere più a fuoco”.

Cosa c’entra allora il fuoco in quanto tale con la visione nitida e precisa? Da una legge fisica, scoperta quasi duemila anni fa da Archimede, matematico, fisico e inventore greco. In pratica, due fonti di energia, se vengono concentrate in un punto specifico, sprigionano insieme tutta la loro forza creando un fenomeno straordinario, tipo la combustione di un corpo attraverso le fiamme.

Un esempio pratico? Prendere una lente concava, mettetela sotto il sole e convogliate i raggi su di un foglio di carta. Risultato? Su punto dove questi si concentrarono si scatenerà un piccolo incendio. Da qui nasce il sinonimo “mettere a fuoco”.

Quando gli occhi puntano un determinato oggetto, cosa stanno facendo? Lo mettono a fuoco per vederlo più nitidamente. Ma se la persona in questione ha problemi di vista? Vedrà questo oggetto “sfocato”. Alla prossima!

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